ARTIGIANO SUICIDA: UN'ALTRA TRAGEDIA CHE SI POTEVA EVITARE

Pubblicato il 13-12-2011

Oreste Parisato, presidente di Cna Veneto: “Ad uccidere non è solo la crisi, ma anche l'inerzia delle istituzioni pubbliche.”

“È un lutto che accomuna tutti gli artigiani veneti quello per la morte del collega padovano Giovanni Schiavon. Oltre alle espressioni di cordoglio e vicinanza ai famigliari questo gesto estremo deve però rappresentare anche un monito per le istituzioni”. È con grande disappunto e forse anche un po' di rassegnazione che Oreste Parisato, presidente degli artigiani di Cna Veneto, commenta il grave episodio di lunedì scorso: il suicidio del titolare della “Eurostrade 90” di Vigonza per difficoltà nella riscossione dei pagamenti.

Non è la prima volta che un imprenditore artigiano si toglie la vita, sommerso tanto dalle difficoltà nel sostenere adeguatamente la propria attività imprenditoriale, quanto dal senso di responsabilità nei confronti dei propri dipendenti: “L'ho già detto tante volte e torno a ripeterlo – dichiara Parisato – noi artigiani non abbiamo le case a Cortina e i macchinoni, siamo in azienda tutti i giorni e lavoriamo al fianco dei nostri dipendenti. Ed è spesso a loro che ci dedichiamo con determinazione e forza di volontà, non siamo certo quelli che licenziano a cuor leggero e vanno a produrre in Cina”.

Un ruolo, quello dei piccoli imprenditori, che va oltre la semplice funzione di operatori economici ma che, secondo il presidente di Cna Veneto, non è ancora stato adeguatamente riconosciuto: "Ad uccidere non è solo la crisi, ma anche l'inerzia della politica e delle banche – prosegue Parisato – di fronte all'ennesima tragedia non possiamo che indignarci: continuiamo da mesi a denunciare i ritardi nei pagamenti da parte delle amministrazioni pubbliche e non si muove foglia. Non ci si può accontentare di proclami e buone intenzioni, bisogna consentire agli enti locali di pagare i loro debiti nei confronti del sistema delle imprese con una maggiore tempestività, i tempi di pagamento spesso superano anche i 360 giorni e vanno accorciati. Alla luce di questo ed altri episodi simili, non possiamo che giudicare inadeguati e insufficienti gli strumenti messi a disposizione fin ora dallo Stato e dalla Regione”.

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