LA RITENUTA DEL 10% SUI LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE ENERGETICA VA MODIFICATA PRIMA POSSIBILE
In una regione come il Veneto, che soprattutto negli ultimi mesi ha puntato con decisione al solare e più in generale agli interventi legati al risparmio energetico e alla riqualificazione edilizia, la norma contenuta nel decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010, la cosiddetta manovra finanziaria appena approvata dal Parlamento, è fortemente penalizzante per le imprese e per i consumatori. Le prime vedranno assottigliarsi i propri margini di guadagno proprio in un periodo di difficile accesso al credito, i secondi troveranno sempre meno aziende disposte ad operare gli interventi per cui sono previsti le detrazioni del 55% e 36%.
L'articolo 25 della manovra finanziaria istituisce infatti una nuova ritenuta alla fonte del 10%, operata dalle banche e dalle Poste, sui bonifici con i quali i beneficiari delle agevolazioni fiscali (55% riqualificazioni energetiche, 36% ristrutturazioni) sono obbligati a pagare le imprese esecutrici dei lavori. “Se è condivisibile l'obiettivo di combattere il lavoro nero e l'evasione fiscale – premette il presidente di Cna Veneto, Oreste Parisato – non lo è affatto questa norma, per i danni che andrà a creare a migliaia di aziende, soprattutto nella nostra regione. Si badi bene: il 10% non è calcolato sulle imposte da versare, ma sull'importo fatturato. Per colpire poche mele marce si spara nel mucchio, ma è come sparare agli uccelli con un cannone.”
Senza voler sottolineare come alle mille promesse di riduzione delle tasse, il Governo faccia invece seguire nuove forme di prelievo fiscale, il vero rischio, per Cna Veneto, è che il consolidato percorso di riqualificazione del patrimonio edilizio regionale, che coinvolge almeno 10mila imprese, venga seriamente compromesso. “Molte aziende – commentano il presidente di CNA Costruzioni, Roberto Strumendo. e quello dell'Unione impiantisti, Mauro Perdon, – non possono permettersi di rinunciare al 10% di ogni fattura al momento del bonifico. Bisogna considerare, infatti, che l'incidenza dei materiali utilizzati (pannelli solari, finestre ad alta tenuta, caldaie a bassi consumi, materiali isolanti, ecc) spesso incidono il 70/80 % sui costi e che a volte il margine di guadagno per l’imprenditore edile o per l'impiantista è perfino inferiore del 10%. A questo punto le imprese lavorano, ma il loro guadagno va per 12/18 mesi al fisco; lavorare in questo modo non è più conveniente.”
“Inoltre – aggiungono – con questa norma si istituisce un’ulteriore anticipazione del prelievo fiscale su di un reddito per cui sono stati già previsti i normali acconti d’imposta IRPEF di maggio e novembre 2010. Tutto questo senza apportare alcun contributo effettivo alla lotta all’evasione fiscale. L’amministrazione finanziaria, infatti, possiede già tutti gli elementi per eseguire i controlli incrociando le informazioni inviate, in ogni caso, dai cittadini per ottenere tali agevolazioni”.
Da Cna Veneto, arriva dunque l'accorato appello di abrogare o almeno di modificare profondamente questa norma quanto prima: “Non ci bastava fare da banche alle amministrazioni locali che non pagano i crediti alle piccole imprese – conclude Parisato – ora ci tocca anche fare da banca allo Stato. Con il voto di fiducia si è bloccata ogni possibile modifica, ma ora questa norma deve essere subito rivista.”