. LE IMPRESE CHIEDONO L’ATTUAZIONE DELL’AUTONOMIA PER LO SVILUPPO

Dedicato all’Autonomia il settimo Report dell'Osservatorio Economia e Territorio di CNA Veneto, Emilia Romagna, Lombardia

“L’autonomia rafforzata che da oltre un anno è iscritta nell’agenda politica della Regione Veneto e dei governi che si sono succeduti, per le imprese artigiane del Veneto può e deve costituire una leva inedita per stimolare la crescita economica e aumentare il livello di competitività delle imprese. In attesa che i livelli decisori mettano la parola fine alla definizione degli accordi necessari per farne partire l’attuazione, abbiamo dedicato a questo tema il Rapporto annuale del nostro Osservatorio e ne abbiamo tratto indicazioni molto utili per delineare stato dell’arte e obiettivi necessari”.

Alessandro Conte, Presidente di CNA Veneto, ha così sintetizzato i sentiment del mondo delle piccole imprese del Veneto rispetto al tema dell’autonomia che la Regione Veneto, assieme a Lombardia ed Emilia Romagna, attende di poter concretizzare, dopo il primo accordo siglato col Governo Gentiloni, e da mesi sul tavolo del Governo Conte.

Lo ha fatto nel corso di una conferenza stampa congiunta e contemporanea con i Presidenti di CNA Emilia Romagna e Lombardia, collegati in videoconferenza, presentando i risultati del settimo Rapporto dell'Osservatorio Economia e Territorio interregionale di CNA Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, come sempre curato dal Centro Studi Sintesi di Venezia.

“Stimolare lo sviluppo è anche creare le condizioni per superare il gap infrastrutturale che oggi penalizza il tessuto produttivo delle tre regioni, che si confermano la motrice di traino per tutta l’economia nazionale.  E’ indispensabile migliorare la dotazione di infrastrutture del nostro territorio sia materiali che immateriali, come ad esempio l’integrazione logistica verso i corridori europei o la copertura di autostrade digitali, banda ultra larga-fibra ottica”, ha aggiunto Conte.

Ma l’Autonomia da sola non basta. Alla Regione CNA chiede di invertire la rotta, perché come dimostrano i dati del Rapporto, a differenza di quanto avvenuto per altri settori, su investimenti e sviluppo economico sono state fin qui penalizzate le risorse destinate al tessuto di imprese. A giudizio di CNA Veneto, infatti, mantenendo inalterata la qualità della vita e la tutela sociale del nostro territorio, bisogna puntare su promozione e internazionalizzazione, innovazione, digitalizzazione, supporto organizzativo delle piccole imprese, rafforzamento delle politiche di credito legate al territorio.

“Abbiamo dimostrato senza ombra di dubbio che le piccole imprese e l’artigianato possono fare da volano per l’economia del territorio, quindi nel momento delle scelte strategiche nell’attuazione dell’Autonomia rafforzata, questo non va dimenticato”, ha sostenuto il Presidente di CNA Veneto, Alessandro Conte.

Emilia Romagna, Lombardia e Veneto si trovano ad essere accomunate non solo dai primati di carattere economico e produttivo a livello nazionale, ma anche dall’aver intrapreso, come Regioni, per prime questo innovativo percorso istituzionale. E le CNA delle tre Regioni seppero anticipare l’attuale processo per l’autonomia territoriale, individuando il “federalismo differenziato” come una delle possibili leve per il rilancio del Nord e dello sviluppo economico già sei anni fa, in occasione della prima edizione dell’Osservatorio interregionale nel gennaio 2013.

Pertanto, la settima edizione dell’Osservatorio Economia e Territorio di CNA Veneto,Emilia Romagna, e Lombardia si occupa del tema “Autonomia per lo sviluppo”, con la finalità di fornire uno strumento in grado di stimolare i soggetti istituzionali, economici e sociali coinvolti in tale processo. Nel  documento presentato oggi alla stampa sono anticipati alcuni elementi parziali del Rapporto che costituiscono un prezioso contributo per una riflessione su quale autonomia dovrà essere.

Emilia Romagna, Lombardia e Veneto si caratterizzano per un basso livello di spesa pubblica in rapporto al Pil. Infatti, considerano il complesso delle spese centrali e locali erogate a livello territoriale, le tre regioni occupano le ultime tre posizioni della graduatoria. A fronte di una media del 39,1% sul Pil, nel 2016 la spesa finale[1] dell’operatore pubblico in Lombardia ammonta al 29,9% del Pil, mentre in Veneto e in Emilia Romagna risulta essere pari rispettivamente al 31,9% e al 32,5% del Pil. I divari rispetto agli altri territori del Paese sono molto significativi (FIGURA 1).

 

FIGURA 1 - SPESA FINALE PER TERRITORIO. ANNO 2016 (IN RAPPORTO AL PIL)

Elaborazioni su dati Conti Pubblici Territoriali

 

È ormai cosa nota che le Regioni e gli enti locali abbiano contribuito in maniera rilevante al risanamento dei conti pubblici nazionali, mediante tagli ai trasferimenti e un inasprimento dei vincoli di bilancio. Le quindici Regioni ordinarie, tra il 2010 e il 2018, hanno subìto una decurtazione dei trasferimenti statali di quasi 7 miliardi di euro (e senza contare la componente sanitaria). All’interno di questo comparto, alle tre Regioni è stato chiesto un contributo di 2,3 miliardi di euro, vale a dire 1/3 dei tagli alle Regioni ordinarie. Rispetto al 2010, l’Emilia Romagna ha perso il 54% dei trasferimenti statali non sanitari, mentre Lombardia e Veneto il 48% (TABELLA 1).

 

TABELLA 1 - QUADRO DELLE MANOVRE A CARICO DELLE REGIONI ORDINARIE. VALORI IN MILIONI DI EURO

Elaborazioni su dati Corte dei Conti, Ragioneria Generale dello Stato e Conferenza delle Regioni

 

Le ricadute delle manovre sui bilanci regionali non si sono fatte attendere e a pagarne il prezzo più alto sono stati soprattutto gli investimenti e le spese per lo sviluppo economico. Nei bilanci consuntivi per l’anno 2017 di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto mancano quasi 1,7 miliardi di spese per investimento rispetto al 2008. Pur con le dovute cautele connesse al passaggio al nuovo sistema di bilancio[1] nel 2016, quello che emerge in maniera sufficientemente chiara è un calo degli investimenti che, sulla base dei dati raccolti, si attesta per il complesso delle tre Regioni al -43%. In poco meno di un decennio, la spesa per investimenti si è ridotta del 39% in Lombardia, del 44% in Veneto e del 50% in Emilia Romagna (TABELLA 2).

 

TABELLA 2 - SPESE IN CONTO CAPITALE DELLE REGIONI. IMPEGNI (MILIONI DI EURO)

(*) schema di bilancio Dlgs 118/2011

Elaborazioni su BDAP - Ragioneria Generale dello Stato

 

I bilanci consuntivi registrano inoltre l’inesorabile caduta della quota della spesa in conto capitale sulle uscite effettive: tra il 2008 e il 2017 la quota di risorse regionali destinate agli investimenti è passata dal 7,3% al 3,6% in Emilia Romagna, dal 7,6% al 4,9% in Lombardia e dal 10,5% al 5,7% in Veneto. Nello stesso periodo si è assistito al consolidamento del peso della sanità all’interno dei bilanci regionali, che ormai assorbe l’85% delle risorse. Di conseguenza, le “spese non sanitarie” hanno subìto un contestuale ridimensionamento: tra il 2008 e il 2017, la quota di risorse impegnate per funzioni non sanitarie (tra queste rientra lo sviluppo economico) è scesa dal 20,6% al 15,3% in Emilia Romagna, dal 34% al 14,9% in Lombardia e dal 30,6% al 17,1% in Veneto (FIGURA 2).

 

FIGURA 2 - EVOLUZIONE DELLA STRUTTURA DELLA SPESA DELLE TRE REGIONI (IMPEGNI DAL RENDICONTO)

Elaborazioni su BDAP - Ragioneria Generale dello Stato

 

Il debutto del nuovo sistema di contabilità e il passaggio da una classificazione della spesa regionale da funzioni a missioni non consente un’analisi delle tendenze di bilancio fino al 2017. Tuttavia, anche limitando l’osservazione al 2015, emerge un’altra chiara tendenza che accumuna le tre Regioni: rispetto al 2008 le spese per lo sviluppo economico (artigianato; fiere, mercati, commercio interno; industria e fonti di energia; ricerca scientifica) sono state tagliate di 59 milioni in Emilia Romagna, di 158 milioni in Lombardia e di 168 milioni in Veneto. Ne hanno beneficiato, seppur con qualche distinzione, assistenza sociale, salute e amministrazione generale (TABELLA 3).

 

 

 

 

TABELLA 3 - VARIAZIONE DELLE FUNZIONI DI SPESA TRA IL 2008 E IL 2015. IMPEGNI (MILIONI DI EURO)

Elaborazioni su BDAP - Ragioneria Generale dello Stato

 

Emilia Romagna, Lombardia e Veneto si confrontano a livello economico, produttivo e commerciale con le grandi regioni europee. La Lombardia è al quarto posto in Europa per valore delle esportazioni (circa 121 miliardi di euro nel 2017), dietro solo ai grandi Länder tedeschi del Baden-Württemberg, della Baviera e del Nordreno-Vestfalia; l’Emilia Romagna occupa la sesta posizione in Europa per export per abitante (circa 13.500 euro), la prima tra le regioni “non tedesche”; il Veneto figura invece all’ottavo posto tra le principali regioni UE per quota delle esportazioni sul PIL (oltre il 38%), livello leggermente solo inferiore a quello del Baden-Württemberg (TABELLA 4).

 

TABELLA 4 - CLASSIFICHE DELL'EXPORT REGIONALE IN EUROPA*. ANNO 2017

(*) prime 15 posizioni sulle 70 regioni di Francia, Germania, Italia e Spagna

Elaborazioni su fonti varie

 

Tuttavia, Baden-Württemberg, Baviera e Nordreno-Vestfalia e gli altri Länder tedeschi beneficiano non solo di un quadro nazionale maggiormente competitivo rispetto al nostro, ma anche di maggiori competenze e risorse a livello regionale. L’Osservatorio CNA ha effettuato una comparazione dei bilanci delle nostre tre Regioni con quelli dei tre Lander tedeschi e con i budget delle Comunità autonome spagnole di Catalogna, Paesi Baschi e Comunità Valenciana. In Germania e in Spagna, infatti, vige un sistema istituzionale consolidato che attribuisce significative competenze e risorse alle regioni.

 

Il divario tra Emilia Romagna, Lombardia e Veneto si manifesta in tutta la sua evidenza. La spesa media per abitante si attesta nelle nostre tre Regioni tra i 2.300-2.400 euro, a fronte dei 4.700 euro dei Paesi Baschi e 4.400 euro del Baden-Württemberg e del Nordreno-Vestfalia. Il gap risulta ancora più accentuato con riferimento alle spese in conto capitale, che oscillano tra gli 88 euro dell’Emilia Romagna ai 132 per abitante in Veneto, ben poco rispetto ai 529 euro dei Paesi Baschi e dei 466 euro della Baviera (FIGURA 3).

FIGURA 3 – CAPACITÀ DI SPESA DI REGIONI, LÄNDER E COMUNITÀ AUTONOME

Elaborazioni su fonti varie

 

Vi è inoltre un ulteriore aspetto da evidenziare e che concorre a spiegare le ragioni alla base delle richieste di maggiore autonomia da parte delle tre Regioni. Nello specifico, la dimensione dei bilanci regionali di Emilia Romagna, Lombardia e Veneto in rapporto al Pil si colloca su livelli significativamente inferiori rispetto alla spesa media del complesso delle Regioni; nel 2017 il rapporto spesa/PIL del Veneto è più basso di 31 punti percentuali rispetto alla media nazionale, in Emilia Romagna di 35 punti e in Lombardia di 39 punti. Non è così nelle altre realtà territoriali di Germania e Spagna, Paesi in cui i divari di spesa tra regioni sono significativamente più contenuti (TABELLA 5).

TABELLA 5 – SPESE DI REGIONI, LÄNDER E COMUNITÀ AUTONOME: DIVARI RISPETTO ALLE MEDIE NAZIONALI

Elaborazioni su fonti varie

 

Le tre CNA regionali hanno più volte ricordato come Emilia Romagna, Lombardia e Veneto rappresentino la parte economicamente più avanzata del Paese, contribuendo a generare circa il 40% del Pil italiano e rappresentando il 54% del totale delle esportazioni. Sono realtà regionali che, pur con qualche difficoltà, mantengono un buon livello di competitività in Europa. Tuttavia, la riduzione di risorse finanziarie degli ultimi anni hanno irrigidito i bilanci regionali, limitando l’apporto allo sviluppo economico. Ciò ha contribuito ad ampliare il divario verso le aree economicamente più solide del continente come, ad esempio, i grandi Länder tedeschi. Che fare, dunque?

 

Come già affermato nella scorsa edizione dell’Osservatorio[1], per le CNA l’autonomia può costituire una leva inedita per stimolare la crescita economica e aumentare il livello di competitività delle imprese. In quest’ottica, l’autonomia diventa uno strumento al servizio delle Regioni per intervenire in maniera mirata e più incisiva sul gap infrastrutturale che penalizza le imprese, per incrementare l’attuale esigua dotazione di risorse per investimenti e sviluppo economico, per sostenere l’economia produttiva nei necessari percorsi di innovazione.

 

Il raggiungimento di un maggiore autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria può senz’altro rappresentare una marcia in più per accorciare il gap che separa Emilia Romagna, Lombardia e Veneto dalle regioni europee più competitive. Tuttavia, l’autonomia da sola non basta. È necessario invertire la rotta rispetto agli ultimi anni, che hanno visto una inaccettabile penalizzazione delle risorse destinate agli investimenti e allo sviluppo economico. Nella fase di definizione del processo di attribuzione di risorse e competenze, le Regioni dovrebbero dare priorità all’attuazione degli aspetti legati allo sviluppo economico e alla crescita. Solo in questo modo le Regioni saranno in grado di intervenire in misura più incisiva e strategica sul futuro delle rispettive comunità di persone e di imprese.


[1] Ci si riferisce al sistema della “contabilità armonizzata”, previsto dal Dlgs 118/2011.


[1] Spesa pubblica al netto di interessi passivi, poste correttive e compensative, partecipazioni azionarie e conferimenti, concessioni di crediti.

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