. CNA: DOPO VAIA, INVESTIRE SU UNA NUOVA ECONOMIA DELLE FORESTE

Il 38 % del territorio Italiano è forestale con un raddoppio dal 1950 ad oggi. Dati dal Workshop Cna Veneto col ricercatore Alex Pra

Vaia ha colpito 494 Comuni, 42.525 ettari di foreste, devastato 7 volte la quantità di tronchi da sega in media lavorati annualmente in Italia (8.7 Milioni di metri cubi di legname). Nel solo Veneto, 12.114 ettari e 2,5 milioni di metri cubi, su un totale (Veneto, Trentino Alto Adige, FVG e Lombardia) di 41.491 ettari  e 8.7 milioni di metri cubi. Il danno è stato stimato in 125 milioni di euro in Veneto, su un totale di 434.

La tempesta ha creato anche altri danni economici diretti: a macchinari ed attrezzature delle ditte boschive (es. gru a cavo), alle attività imprenditoriali basate sulle foreste (es. Parchi Avventura), a strade forestali, piste ciclabili, per la ripulitura alvei fluviali, e la ricostruzione di opere di difesa distrutte.

La tempesta Vaia è stato un evento eccezionale per intensità, ma non del tutto inaspettato, né probabilmente resterà isolato. E’ stata una catastrofe certo, ma ha colpito territori che non si erano in qualche modo preparati anche a simili possibilità e nei quali, anzi, era stato fatto sempre meno per la tutela della superficie boschiva.

Lo ha affermato Alex Pra, ricercatore di economia e politica forestale per ETIFOR, in occasione del workshop promosso da CNA Veneto “Ripartire dopo la tempesta”.

Alex Pra, ricercatore di economia e politica forestale per ETIFOR

Nella sfortuna, si è avuta la fortuna che l’evento sia occorso agli inizi di un inverno relativamente mite e con scarso innevamento (in primavera i problemi fitosanitari sarebbero stati immediati), che i tronchi sono stati per lo più sradicati e non spezzati (per le grandi piogge nei giorni precedenti), che tutto è avvenuto in un territorio concentrato, con vantaggio sul piano operativo. Ad esempio in  Veneto, in soli in 5 Comuni (Asiago, Enego, Gallio, RoccaPietore) si è concentrato il 37,6% dei danni, e in 9 (quelli precedenti + Colle Santa Lucia, Livinallongo, Rivamonte A. e Roana) il 51,2%.

Invece, la sfortuna nella sfortuna è che Vaia ha evidenziato un settore della prima lavorazione (segherie) inadeguato ad assorbire i tronchi danneggiati e un paese che vive una fase di scarsa dinamica (meno investimenti in edilizia).

Purtroppo il prevalere della logica del vincolo del vecchio paradigma (una politica volta a ricostruire lo stock di risorse con un’attenta politica di controllo dei prelievi e dei cambiamenti di uso del suolo) ha portato all’abbandono e in diversi casi al degrado ambientale.

“E’ necessario passare ad nuovo paradigma: gestire attivamente e, nei limiti delle esigenze di tutela ambientale, produrre e creare lavoro, anche per ridurre i costi della protezione, trasformando la tempesta Vaia in una occasione per riflettere sull’opportunità di definire una nuova politica dell’offerta di prodotti e servizi forestali, sulla linea della «distruzione creativa» di Joseph Schumpeter”, ha affermato Alex Pra.

Non si può fare diversamente perché l’Italia è un Paese forestale, infatti la superficie forestale è pari oggi a più del 38% del territorio nazionale (Svizzera 31%, Francia 31%, Germania 32%), ed è raddoppiata negli ultimi 70 anni: da 5,6 milioni di ettari nel 1950 a circa 11 milioni nel 2015, ma nessuno lo percepisce. Lo è anche il Veneto, ma solo il 5% dei veneti ha una corretta conoscenza del trend di espansione dei boschi.

Il Servizio Foreste della Regione Veneto negli anni ‘80 era un modello di efficienza tra le Regioni a Statuto ordinario, poi frammentazione delle competenze, mancato turn-over, demotivazione del personale, il rapporto non sinergico dell’agenzia tecnica Veneto Agricoltura, e nessuna azione preventiva, hanno creato le condizioni ideali perché un fenomeno come Vaia colpisse duro. Ad esempio, dal 2012 la Regione Veneto ha annullato i contributi alla pianificazione forestale (257 piani attivi nel 2010 per 282 mila ettari di superficie, contro i 111 piani del 2017, con 175 mila ettari).

“Abbiamo voluto questo workshop, perché siamo rimasti scioccati dalla tempesta, dai danni e dalle difficoltà subiti dalle imprese e dal territorio montano. Ora che Vaia è passata ed ancora evidenti sono i suoi danni, sapendo che fenomeni come questo possono ripetersi, serve approfondire e analizzare l’evento e, in particolare, non abbandonare le foreste a se stesse. Serviva e serve un coordinamento e una governance della montagna e del patrimonio forestale, che sia inclusiva con tutti i soggetti privati, come le imprese, e del sociale, come l’associazionismo, delle autorità locali”, ha commentato Matteo Ribon, Vicesegretario regionale di CNA Veneto.

Dal workshop è emersa la necessità di supportare le capacità finanziarie delle ditte boschive nell’acquisto di lotti (fondamentale l’accesso al credito con fidi), attivare incentivi (extra PSR) per acquisto macchine e attrezzature forestali, per scortecciatura, gestione stoccaggio e fondi ripristino strade, supportare l’associazionismo forestale (proprietari), supportare la vendita su strada da parte dei proprietari (fondi di rotazione per anticipare i costi di taglio ed esbosco), creare centri di vendita, in cui applicare prezzi indicativi, contratti-tipo, rapporti con potenziali acquirenti (anche esteri) per acquisto, prenotazione, stoccaggio lotti.

Per non abbandonare le foreste a se stesse e farle vivere favorendone la salvaguardia, sarebbe importante incentivare le nuove attività economiche che potrebbero nascervi, come ad esempio l’utilizzo delle aree forestali per attività culturali (art museum, concerti in foresta, …), educative (asili in foresta, percorsi natura, corsi di foraging, di artigianato del legno, … ), sportive (orienteering, mountain biking, softair, tiro con l’arco, …), di green tourism (adventure park, alberghi sugli alberi,…), utilizzando le aree forestali come medium per attività di inclusione sociale per anziani, disabili, detenuti, rifugiati-profughi, o come medium per iniziative terapeutiche: Wilderness therapy (Montagnaterapia), Terapia del giardinaggio, Pet therapy, infine come “boschi funebri”, con l’interramento ai piedi dell’albero scelto, delle ceneri delle persone amate, alternativa ecologica ai cimiteri, un modo per riallacciare rapporti profondi coi nostri boschi.